CLAUDIA ALLODI

CLAUDIA ALLODI - ATTRICE

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Zona Crepuscolare

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©2022 by Claudia Allodi - attrice. Creato con Flazio.com

Le donne che amano muoiono

Quando le luci si abbassano e il silenzio riempie la sala, tre donne salgono sul palco. Le loro voci non chiedono compassione — chiedono ascolto.

Parla Eva, con dolcezza incerta, scambiando l’ossessione per amore. Poi arriva Maddalena, che conosce le regole della sua gabbia ma non sa ancora

immaginare una via d’uscita. E infine Frida, quella che osa gridare, che dà un nome alla violenza che le altre ancora sussurrano.

Le loro storie si intrecciano — un canto di paura, risveglio e ribellione. I monologhi diventano poesie, i gesti danza, le parole ferite che non si rimarginano. Ogni movimento, ogni respiro, porta l’eco di una verità troppo spesso taciuta.

 

“Le donne che amano muoiono” non è uno spettacolo che consola — è uno spettacolo che scuote. Scritto e diretto da Claudia Allodi, unisce teatro, poesia, canto e danza per mostrare i molti volti della violenza di genere. È un atto di resistenza

travestito da arte, una voce collettiva contro il silenzio. Ci ricorda che ciò che chiamiamo “normale” è spesso la prima forma di violenza — e che il cambiamento inizia nel momento in cui decidiamo di nominarla.. 

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Spettacolo documentario

Note di regia

L’idea dello spettacolo nasce a partire da un’esigenza personale profonda: denunciare una situazione che in Italia è ancora molto radicata, nonostante le numerose iniziative sul tema.

 

Mi sono trovata spesso in conversazioni in cui veniva portata avanti la retorica del “se ne parla anche troppo”, “è una storia già sentita”, quando evidentemente c’è

ancora necessità di parlarne e fare sensibilizzazione, nel momento in cui continuano a morire più di due donne a settimana perché vittime di violenza. Se ne sentiamo parlare così tanto è perché è un problema reale e sentito, che riguarda oltre il 50% della popolazione. E anche io sentivo la necessità di fare la mia parte, di porre l’attenzione sulla questione.

 

Ho scritto il primo monologo a gennaio 2025, rielaborando esperienze vissute in prima persona o da persone a me vicine. Il monologo ha avuto un discreto successo e da lì è nata la volontà di costruire un intero spettacolo, che non raccontasse una sola storia ma potesse parlare a tutte le donne. Attraverso un annuncio sui social ho raccolto le testimonianze di dodici donne e di una bambina di nove anni, che si sono prestate a partecipare a una video intervista sul tema della discriminazione e degli stereotipi di genere. Ho rielaborato le loro parole, riflessioni e paure per integrarle nella struttura drammaturgica che avevo

precedentemente costruito, ma sentivo che non era ancora abbastanza: volevo dare spazio, rilievo e importanza alle loro voci, perché si sentissero accolte, capite e ascoltate. Ho quindi deciso di trasformare il progetto in uno spettacolo documentario, inserendo le loro interviste come parte integrante della messinscena. Oltre dieci ore di materiale video, condensate in cinque proiezioni di circa sei minuti ciascuna.

 

Quando ascoltiamo una notizia che parla di una vittima di violenza, spesso sentiamo testimonianze incredule: “ma come ha fatto a non accorgersene?”, “come ha fatto a

non cogliere i segnali?”. Oppure c’è chi si stupisce del carnefice: “era un gran bravo ragazzo, non riesco proprio a spiegarmelo”. La tesi che seguo nello spettacolo, e nella

vita, è che non siamo in grado di riconoscere il seme della violenza perché negli anni abbiamo normalizzato una serie di comportamenti e atteggiamenti che in realtà non

sono normali, e che portano a una percezione distorta della realtà, del patriarcato e della figura della donna nella società.

È proprio in quegli atteggiamenti che sta il seme della violenza: non nasce dal nulla. Dobbiamo ancora imparare a riconoscere quei segnali e a condannarli, per evitare chesi trasformino in qualcosa di più grave. 

 

Proprio per questo, nei tre monologhi ho scelto di raccontare storie molto quotidiane, storie “normali”: niente di eccessivamente drammatico o violento. In primo luogo, perché vorrei che ogni donna potesse riconoscersi in quelle storie, perché tutte abbiamo vissuto — in maniera più o meno grave e consapevole — situazioni di discriminazione; ma anche per far capire che il seme dell’abuso, della violenza e della discriminazione sta nelle piccole cose, nei piccoli gesti, nelle battute

sessiste, nei commenti fuori luogo. È un meccanismo che porta a distorcere la realtà e a tollerare sempre di più la

violenza, fino a che non è troppo tardi. È facile condannare un uomo che picchia o

uccide una donna — nessuno riuscirebbe a dire il contrario. È meno facile, invece, condannare l’apprezzamento non richiesto, la battuta pesante, la gelosia in una relazione, la galanteria come forma di imposizione della superiorità maschile, come

categorizzazione rigida dei ruoli di genere. Ma l’origine della violenza sta tutta lì. 

 

È uno spettacolo composito che unisce linguaggi, temi e sensazioni differenti, ma che

mantiene unità e coerenza narrativa proprio grazie alle testimonianze video, che conferiscono autenticità e vicinanza emotiva. Sono storie normali, di donne normali,

che vivono quotidianamente una situazione di violenza e discriminazione. Questo spettacolo nasce da un’urgenza e vuole restare un’urgenza: continuare a fare

domande, anche scomode, finché non diventeranno superflue.

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Estratto di circa 20' minuti del progetto completo, realizzato presso il Cinema Teatro La Compagnia in data 4 marzo 2026, in occasione dell’evento conclusivo del progetto “Da Divise a Uniche” di GEST Firenze e Nosotras APS, realizzato in collaborazione con Accademia Italiana, La Toscana delle Donne, con il Patrocinio del Comune di Firenze e di Regione Toscana.

di e con Claudia allodi

con la partecipazione di Vieri Raddi - voce registrata

arrangiamento musicale Tommaso Nannucci

coreografie Maria Gambioli

produzione Zona Crepuscolare

spettacolo realizzato con il sostegno e la collaborazione del Quartiere 4 di Firenze

e di Econt@ SRL

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